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mercoledì 13 agosto 2014

Il piccione



10 maggio 2012

Spesso una donna non gradisce accompagnare un uomo che decide di curiosare nei negozi specializzati in prodotti informatici e tecnologici, almeno tanto quanto un uomo aggregarsi ad una donna per acquistare borsette e vestiti.

Questo è il motivo per cui stavo guidando la mia auto ed ero da solo.

Il riproduttore casuale mp3 della macchina stava suonando un bel brano molto intenso di Elisa (Distratto) cantato da Francesca Michielin, bella musica ma con un testo non proprio allegro, quando, sulla mezzeria tratteggiata della strada che percorrevo, vedo un piccione nel momento in cui sull'altra corsia arriva una vettura.

Il volatile non è sulla traiettoria e la macchina lo schiva per meno di un metro.
Lui non si muove, resta impassibile.

Guardo nello specchietto, constato che dietro me non c'è nessuno e così sono pronto a frenare nel caso in cui volasse dalla mia parte.

[Chi guida una moto sta molto attento prima di compiere queste manovre perché basta meno di un piccione per ritrovarti  per terra!]

Sopraggiungo, lo affianco per un attimo, ma quanto basta per constatare che non ha un bell'aspetto, pare sofferente e sembra quasi consapevole della fine imminente.

Guardo ancora lo specchietto e lui è sempre lì immobile.

Mi viene in mente mia nonna quando negli ultimi mesi  della sua vita era rassegnata alla sua sofferenza e non vedeva l'ora di andarsene.

Io, ragazzo sano ed entusiasta, non condividevo quel modo di pensare e cercavo di spronarla a parole, ma lei resisteva nella sua convinzione.

I ragazzi dovrebbero sempre avere l'opportunità di conoscere i propri nonni per imparare anche da loro qualche cosa in più del mondo  e i nonni dovrebbero avere la possibilità di interagire con i nipoti per sentirsi utili a qualcuno nel comunicare le loro esperienze.
Lo dico perché io ho avuto questa opportunità e ho sempre ringraziato il Cielo per questo.

La rassegnazione che mi sembra avere percepito in quel piccione mi fa anche riemergere il ricordo di una volta che, per motivi fortunatamente non legati al mio ambito familiare, entrai in un reparto pediatrico oncologico.

Avvenne una trentina di anni fa e fu un'esperienza contemporaneamente devastante e costruttiva.

Qui invece non vidi la rassegnazione al proprio destino, ma ammirai la forza d'animo di questi ragazzini che cercavano la normalità a tutti i costi reagendo con il gioco, con i libri, con la comunicazione verbale  ad una malattia dura e crudele, dura come le cure che venivano praticate perchè in quegli anni non erano ancora così raffinate come oggi e causavano pesantissimi effetti collaterali.

Alcune ragazzine, con un vezzo di femminilità, indossavano un foulard in testa per limitare il danno estetico provocato dalla calvizie temporanea da chemioterapia.

Chi lavora attorno o dentro questi ambienti conosce meglio di me questi argomenti e credo che sarebbe una buona idea frequentare da sani almeno una volta queste realtà, indipendentemente dall'età che abbiamo; sono convinto che saremmo tutti più costruttivi e naturalmente si avvantaggerebbero anche gli ammalati.

A questo punto mi resi conto di essere sprofondato nella tristezza, per cui schiacciai un pulsante sul volante, il riproduttore mp3 cambiò il brano e la musica di David Guetta riempì l'automobile.

In quel momento non mi sentii proprio di Titanio, come dice la canzone, ma la malinconia si attenuò.

Intanto ero arrivato a destinazione, parcheggiai, entrai in un bar del centro commerciale, grandissimo ma sempre pieno zeppo perché serve del buon caffè, anche con tutte le varianti immaginabili.

Mentre sorseggiavo la mia bevanda entrò una donna sulla trentina, pur nella moltitudine ci fu un rapido incrocio di occhi, ma non la conoscevo.

Venne dalla mia parte, era accompagnata da un bel cane di grossa taglia, mi sovrastava di almeno 15 centimetri (tacchi compresi), i leggeri segni lasciati da un'acne sulle guance non limitavano la sua bellezza e il suo ampio decolté mostrava un colore rosso-bruno di chi, uno o due giorni prima, aveva utilizzato con disinvoltura un lettino abbronzante.

Nel frattempo avevo terminato il mio caffè, diedi un grattino alla testa del cane, gli sguardi con lei si incrociarono ancora per un attimo e non trattenni un timido sorriso che fu ricambiato.

La cosa mi fece piacere anche perché constatai che la tristezza se ne era andata definitivamente ed ero ancora in grado di sorridere ricambiato.

PS.

Il pensiero di quel piccione mi rimase in testa e quando ripresi la mia auto, dopo aver guardato i negozi di tecnologia, ripercorsi a ritroso la stessa strada.

Quando raggiunsi il luogo in cui avevo visto l'animale constatai con piacere che era scomparso, riuscendo almeno per questa volta sfuggire alla morte.

martedì 29 luglio 2014

Girando per Blog




Mi piace leggere a destra e a sinistra nei Blog altrui.

Lo faccio perché mi piace confrontarmi con le idee degli altri, vedere come e cosa pensa la gente.

Non è importante che le persone la pensino come me, è importante invece mettere in discussione se stessi in maniera ragionevole, senza scavarsi la fossa da soli.

Secondo me tutto ciò serve a crescere.

Anche alla mia età c'è molto da imparare sul piano umano e non solo, ci sono molte cose da scoprire nel comportamento altrui e nel proprio.

Una consapevolezza di tutto ciò getta le basi per una continua crescita umana.

Ho esordito così in questo post, su un argomento che non sono solito trattare, perché ultimamente continuo come sempre a "zompettare" di qui e di là, in alcuni blog in particolare, che appartengono a persone dotate di una forte carica positiva umana, oltretutto amiche fra di loro e talvolta anche mie, ma da un po' di tempo a questa parte faccio fatica a trovare cose allegre, messaggi positivi, dialettica costruttiva.

Ovunque vada incontro invece diffidenza, tristezza, delusione, solitudine, sconforto, sofferenza psicologica, amarezza, rabbia, vessazioni, etc etc.

In altri termini stento a riconoscere l'ambiente virtuale che frequento.

Possibile che da un'azione forse un po' superficiale commessa da qualcuno si possa innescare un ambaradan di questo tipo?

Possibile che le spiegazioni fornite da qualcuno sperando di gettare acqua sul fuoco siano interpretate invece come parole infiammabili come la benzina e che a loro volta inneschino nuovi incendi e via di questo passo verso un'escalation di gioco al massacro e di guerra tra tutti contro tutti?

Mi sembra di vedere un telefilm quando viene arrestato un colpevole (di reati veri) e il poliziotto pronuncia la frase di rito:" Hai il diritto di stare in silenzio, qualsiasi cosa tu dirai potrà essere usata contro di te"

Quelli sono telefilm e l'arrestato è quantomeno sospettato di azioni criminali, ma qui, nei Blog, dove siamo più o meno tutti presenti per incrementare le nostre relazioni umane, per crescere, per scambiare idee, per coltivare amicizie che senso ha questo comportamento da "caccia e arresto del criminale"?

CUI PRODEST?

A nessuno e lo asserisco con certezza, non perché io ne so più degli altri, ma perché non ho ancora trovato nessuno che si sia avvantaggiato da una situazione di litigio generale e contagioso anzi, come ho scritto prima, ho incontrato tanta sofferenza in più da parte di tutti.

Non pensiate che io scriva tutto ciò perché appartengo al partito del "Vogliamoci bene a tutti i costi".

Ciascuno di noi ha il proprio essere, il proprio modo di pensare, il proprio carattere, le proprie qualità ed i propri difetti, le proprie manie e gli atteggiamenti.

Credo che si tratti solo di accettarci per ciò che siamo e sforzarci semmai a contribuire alla serenità generale a volte anche soprassedendo su alcune frasi.

Concludo questa piccola analisi convinto che un po' di ferie faranno bene a tutti, (me per primo) e che al ritorno ciò che è stato sarà visto come un episodio capitato per sbaglio, per stanchezza, per fraintendimenti, per leggerezze, ma che comunque sarà stato capace di rinforzare molti legami.

Buone ferie a tutti, anche a chi non andrà via e a chi ci è già stato.

Tanta simpatia!