mercoledì 10 settembre 2014

Dreamin'



11 luglio 2014
Strano, sei finita in un sogno.

Ancor più strano che io sia riuscito a ricordarlo, forse dipende dal fatto che era l'ultimo sogno del mattino, quello che di solito viene interrotto sul più bello dal suono elettronicamente ingentilito della sveglia, ma pur sempre fastidioso.

Mi alzo perplesso, ma sono deciso a ripercorrerlo tutto con la mente prima che il suo contenuto etereo svanisca definitivamente con l'entrata della luce mentre sollevo le tapparelle.

Non do importanza ai sogni, anche se il desiderio di sapere mi ha spinto spesso a chiedermi sulla loro importanza fisiologica, sul loro significato, e sulla probabile incongruenza rispetto alla realtà, però questa volta la curiosità mi induce a riflettere.

Mi trovo dietro ad una finestra insieme ad altre persone che non conosco direttamente, ma constato che alcuni sono amici virtuali dei quali conosco a malapena i nickname e poco altro.

Oltre la finestra vedo un puzzle di fotografie della tua città che riconosco essere composto da alcuni miei scatti.

I miei occhi scrutano i dettagli fra monumenti e costruzioni, forse a mia insaputa ti ho ripreso anche se è praticamente impossibile.

La sensazione di presenza però si fa più forte e mi indirizza verso una zona al confine basso del fotogramma dove dovrebbe esserci una panca che non trovo.

Insisto, riesco nell'intento e l'immagine si focalizza su una panchina in granito.

Non sono più sorpreso di trovarti seduta lì, ma mi chiedo chi siano tutte quelle persone che vedo in fianco a te, sistemate un po' strette.

Accanto a me un amico grida un nome e un uomo seduto vicino a te gli risponde con un saluto caloroso.

Decido di chiamarti, ma la voce non esce; insisto e ci provo col pensiero.

Il tuo sguardo esprime una reazione di piacevole stupore, ma non sai dove indirizzarlo.

Sono sorpreso del fatto che in qualche modo il collegamento abbia funzionato, ho sempre immaginato che la telepatia fosse fantascienza o, alla peggio, un'invenzione cinematografica.

Mentre mi concentro sulla tua persona cercando un modo di comunicare i miei pensieri e di ricevere i tuoi, noto che chi ti sta a fianco sembra dissolversi, così come coloro che si trovano vicino a me.

In pratica ormai siamo soli, tu percepisci la mia presenza ma non mi vedi, al contrario di me che lentamente riesco mettere a fuoco qualcosa di te.

Non si tratta di una visione in senso fisico, ma colgo svariati tuoi stati d'animo.

Vedo alcune tue gioie, alcune paure e dispiaceri.

Vedo delle ansie, momenti di divertimento e di spensieratezza coesistere con la consapevolezza di scelte poco brillanti e alcuni rimpianti.

La mia mente si muove come uno zoom fotografico in grado di scandagliare sempre più nel profondo, anche se non è la mia volontà a decidere cosa focalizzare.

Un po' mi stupisco quando constato che nell'area dei rimpianti vedo qualcosa della mia persona: sono combattuto tra l'essere lusingato e il dispiacere di averti lasciato quel residuo sentimentale misto, piacevole ma malinconico allo stesso tempo.

Vorrei tentare di aiutarti a mitigare le parti più nostalgiche ed inquiete, ma prendo coscienza del fatto che la mia mente può solo percepire e che non le è permesso modificare nulla.

Il vetro che ci divide è una sorta di barriera, non solo fisica, ma separa due mondi che non possono interagire direttamente, come fosse uno Stargate.

Provo ugualmente ad  interagire con il tuo malessere cercando di comunicare e in quel momento il sogno scoppia come una bolla di sapone, finisce tutto istantaneamente e mi risveglio.

Anche se a fin di bene, forse non è stato eticamente corretto provare ad interferire e forse è stato proprio il tentativo di infrangere il divieto a concludere il sogno; oppure è stato un semplice caso?

Incomincio a pensare e come al solito non troverò le risposte che cerco, però: " Strano, sei finita in un sogno..."

martedì 9 settembre 2014

Variazioni di pensiero in grigio



27 giugno 2014

E’ tempo di rientro e mi viene la tristezza da vacanze finite.

Sono stato assente quasi tre settimane, rientro, do un’occhiata in TV alle principali notizie e constato il grigiore quotidiano dei fatti accaduti.

Le “Scellule Grisgie” , come direbbe il celebre Hercule Poirot, mi si ingrigiscono ulteriormente saturando la memoria cerebrale a breve termine che provo rapidamente a scaricare attraverso uno scritto.

Nel mondo politico, ambiente a me poco confacente, dominano non solo le discussioni fisiologiche e propositive all’interno delle varie formazioni, ma mi sembra che prevalgano i tentativi di protagonismo, personali o di gruppo, che poco hanno a che fare con gli interessi reali del Paese.

Non voglio assolutamente buttarmi nel dire che “sono tutti uguali”, anzi sono convintissimo che esistono persone motivate, serie, professionali  e volonterose in ciascuno schieramento; il problema sta nel fatto che al loro fianco esistono gli amici, gli amici degli amici, i parenti da sistemare, quelli che ti hanno aiutato nella tua piccola scalata al potere e che ora ti chiedono il favore, quelli che si aggregano al carro del vincitore sperando di raggranellare qualcosa, se non in senso economico stretto, almeno dal punto di vista dell’immagine che, ai nostri giorni, purtroppo, sembra valere più dei fatti stessi.

In questo senso Gabriele Paolini, particolarmente noto per le sue azioni di disturbo televisivo, ha fatto scuola e l'uomo con la penna al naso, sempre dietro ai politici, ma davanti alle telecamere, è un suo degno (seppur silenzioso) erede :-)

Per il bene collettivo, Utopia vuole che necessiterebbe il colpo di genio di qualche matematico, qualcuno capace di inventare un algoritmo in base al quale concedere il privilegio di accedere alle cariche pubbliche solo a coloro che sono in possesso di conoscenza,  buona volontà e di un certo rigore etico e morale; una specie di cammello che passa o meno dalla cruna di un ago, di antica memoria cristiana.

Cambiamo argomento: arrivo giusto in tempo per constatare l’esclusione dai Mondiali di calcio della nostra Nazionale, sconfitta dai morsi (non solo fisici) del proprio grigiore intrinseco e di quello arbitrale.

Altro sport, situazione analoga: la Rossa, (Ferrari) che ho smesso di tifare dopo l’uscita di Jean Todt e Ross Brawn, continua a correre nel suo grigiore quotidiano.

Forse in questo caso una livrea grigia sarebbe benaugurale, considerato il super dominio delle “Frecce d’Argento” alias Mercedes.

Più tardi apro il browser e digito iciosuez... per entrare nel mio blog e anche qui mi accoglie quel grigiore sconfortante da manifesto funereo che sostituisce le fotografie che avevo pubblicato.

“Vuoi recuperare le tue immagini? Scrivici a desk@banzai.it”, recita l’annuncio funebre.

L’ho fatto e riscriverò, chissà, forse la mail non è giunta a destinazione.

Eheh, mi sembra di vedere le mie immagini ingrigire nel tempo: i bit da cui sono formate che tendono a degradare e ad uniformarsi, con gli 0 che si avvicinano agli 1 e viceversa in una sorta di grigiore digitale finale, un qualcosa simile all’aumento di entropia dell’Universo.

Certo che i gestori di “Giovani” avrebbero fatto miglior figura annunciando per tempo la decisione di non supportare più il caricamento diretto sul sito delle fotografie, permettendo così a molti di organizzarsi con dei salvataggi.

L’impressione è che “Giovani” stia procedendo verso la chiusura definitiva, in direzione del grigiore dell’oblio. 

Un peccato visto che, numericamente parlando, le visite non mancano.

Di colorato, in azzurro e rosa, sono rimasti i nomi degli utenti online che potrebbero essere anch’essi sostituiti da due livelli di grigio: uno scuro, stile fumo di Londra per gli uomini, molto elegante che fa molto “Gentleman” inglese, tipo il già citato Hercule Poirot e l’altro, più chiaro, per le donne, color perla.

A proposito, avete mai notato quanto conferiscono un aspetto sexy le perle indossate alle orecchie dalle donne quando hanno i capelli scuri raccolti?

Ho visto che in Spagna, partcolarmente, si usa molto e personalmente lo trovo un look affascinante.

Ok, a questo punto le mie “Scellule Grisgie” hanno scaricato il loro grigiore, mi sta tornando il buon umore e riprendo a distinguere i colori e le cose piacevoli della vita.

Lo Scott Monument

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29 aprile 2014


# 8


Continuando il nostro percorso lungo Princes Street raggiungiamo un monumento di colore marrone-annerito costruito in pietra arenaria.


E' lo Scott Monument, descritto da qualcuno come "un'astronave gotica" , eretto in onore dello scrittore Walter Scott.


Sir Scott è riconosciuto come il primo romanziere storico e fra le sue opere ci sono "Waverley", (da cui prende il nome anche la principale stazione ferroviaria della città situata lì vicino) e " Ivanhoe".


Poiché è permesso, decidiamo di salire sul monumento alla cui base un cartello avvisa che 287 scalini ci separano dalla sua sommità.

Vista dal basso la costruzione non dimostra i suoi 60 metri d'altezza, ma quando incominciamo a percorrere la scalinata ci rendiamo conto di cosa ci aspetta.

Prima di raggiungere il primo terrazzo constatiamo quanto sia stretta la scala a chiocciola, due persone che s'incrociano in salita e discesa fanno fatica a passare, ma una volta arrivati si ha una bella visuale di Edimburgo.

I balconcini sono collegati fra loro in modo da poter guardare a 360°, poi sentiamo delle voci che arrivano dall'alto e ci fanno capire che un'altra scala permette di continuare il percorso.

Salendo, il monumento si stringe e con esso anche la scala di accesso, infatti, incrociando altre persone, siamo costretti a ruotare di lato per poter passare.

Finalmente nuovi terrazzini, ma le scale continuano; la faccenda sta diventando una specie di gara di resistenza alla salita e di sfida a non soffrire di claustrofobia nel percorrere la nuova scalinata che è ancora più stretta.

Non esagero dicendo che, incrociandosi, uno dei due deve tornare indietro perché non ci si passa anzi, in prossimità della cima, noto che le mie spalle sfregano simultaneamente contro le pareti della costruzione e le scale a chiocciola, nella loro parte interna, sono talmente strette da non contenere neppure un piede messo di taglio.

In ogni caso, visto che non siamo dei Puffi, percorriamo gli ultimi scalini, logori dall'usura, con i piedi che non appoggiano totalmente, poi finalmente arriviamo in cima.

Mi affaccio alla ringhiera e il fiato, diventato corto per la salita, di colpo si blocca mentre sento le gambe diventare molli.

Guardo in basso tenendomi con le mani alla ringhiera e solo dopo qualche istante recupero una certa sicurezza.

Da quassù c'è un bel colpo d'occhio sulla Princes Street coi suoi giardini, sul Castello, sul vicino Balmoral Hotel.


Scatto alcune foto a mio giudizio discrete nonostante il tempo piovigginoso, in ogni caso riproducono fedelmente la realtà di quel momento.







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Fiori parlanti

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31 marzo 2014


#18


Questa volta non voglio parlare di nulla se non lasciare spazio a fotografie che ho scattato nella Mission di San Juan Capistrano dove una luce intensa con i colori saturi ha favorito la ripresa di immagini di fiori.

Alcune mi sono piaciute particolarmente per cui ho voluto mostrarle aggiungendo solo i titoli.

Un modo colorato per terminare questo capitolo.

  
1 Ditelo coi Fiori

 

2 Gridatelo Ovunque



3 Bellezze a Bagno




4 Fratelli di Ramo



 

5 Graffi di Sole




6 Striature di Colore




 
7 Venere



8 Le Sorelle




Fine.    

La Mission di San Juan Capistrano – 2


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17 marzo 2014
 
#17

Su una c'è stampigliata la data del 1796 e mi impressiona il fatto che, seppure parzialmente rotta e inutilizzabile, sia ancora lì come testimonianza di un passato talvolta brutale, come le ferite di un terremoto sanno essere.

Il mio pensiero corre rapidamente a casa nostra, agli eventi sismici italiani e poi si allarga a tutti coloro che hanno subito perdite causate dalla forza della natura.

Poco oltre c'è un'altra campana, solitaria: è la campana de "El Camino Real".


Brevissimamente ho scritto cosa fosse, ma non ho raccontato che lungo questo percorso ci sono campane che lo segnalano.

Alla fine del 1800 non esistevano ancora le strade a grande scorrimento così, data la mancanza di segnaletica standardizzata, si decise di collocare svariate campane come fossero pietre miliari e furono montate su un palo uniformato con la forma da "bastone da passeggio francescano".

Nell'arco degli anni successivi alcune campane scomparvero per furti o smarrimenti ma, nel 1960, iniziò un lavoro di restauro di questa via con l'installazione di più di 500 campane.

Attualmente, un po' come è successo per la Route 66, anche i circa 1000 chilometri de "El Camino Real" sono stati in buona parte conglobati in alcune grandi strade come la Interstate n° 5 o la mitica U.S. 101.

La nostra passeggiata all'interno della Mission continua, percorriamo un porticato e davanti a me vedo una donna sola vestita con un abito bianco.

Il vestito è elegante ma ha un taglio sartoriale antico, forse da fine ‘800 o ancora precedente.

Vorrei scattarle una foto mentre avanza verso di me con passo lento, ma mi sembra di essere un po' troppo invadente e lascio stare.

Non riesco a capire se si tratta di una persona lì per caso o se sia una comparsa pagata per ricostruire meglio l'ambiente dell'epoca.

Anche il cappello, l'acconciatura e la borsetta sono di altri tempi.

Con una mano sostiene un ombrellino bianco, da sole, sfrangiato; è una situazione strana, incrociamo lo sguardo, poi mi sfila di fianco, ma ormai sono incuriosito per cui aspetto qualche istante e, dopo avere rapidamente approntato la fotocamera, mi volto e scatto una foto al volo.


E' un'immagine che mi piace molto ancora adesso perché, a parte qualche dettaglio, testimonia un passato scomparso.


Terminiamo la visita entrando nella chiesa dedicata a Junipero Serra dove stanno celebrando un Battesimo.


Ci fermiamo con discrezione sul fondo in un momento di riflessione e preghiera, ancora qualche istante e poi usciamo, prima dalla Chiesa e poi dalla Missione.

A lato della strada trafficata vedo l'insegna di un negozio che raffigura le rondini.

Negli ultimi decenni questa località deve molta della sua fama a questi volatili e non solo per via della leggenda che ho raccontato, ma anche per il fatto che, proprio su questa base, Leon René, un musicista e compositore americano, nel 1940 scrisse una canzone intitolata "When The Swallows Come Back To Capistrano".

La canzone fu un successo grandioso, restò molte settimane nell'Hit Parade e nel tempo fu ripresa e cantata da molti artisti fra cui "The Inks Spots" (versione originale) e poi Xavier Cugat, Guy Lombardo, Pat Boone, Glenn Miller ed Elvis Presley.

Potete trovare qui una versione di Pat Boone. (Forse qualcuno lo ricorderà soprattutto come il cantante che portò al successo la canzone "Speedy Gonzales").

Su queste note un po' romantiche e malinconiche, come sono sempre i congedi, sappiamo di essere giunti alla fine del nostro viaggio che sicuramente non dimenticheremo.

Ci rimane da tornare alla macchina con cui in tutti questi giorni abbiamo percorso più di 3000 chilometri e puntiamo in direzione nord.

Più avanti ci fermiamo ancora per sgranchirci un po' le gambe e ammirare la spiaggia di Laguna Beach, una località in "The O.C." (Orange County) famosa per la sua spiaggia e per una serie di telefilm con lo stesso nome ambientati in questo luogo.



E' proprio una sosta rapida perché, anche se questa volta l'albergo è prenotato, dobbiamo raggiungere la gigantesca Los Angeles, attraversarla da sud a nord e tornare ad Hollywood dove ancora una volta passeggeremo lungo la "Walk Of Fame" in attesa del volo di rientro che partirà il giorno successivo.
Continua