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martedì 9 settembre 2014

Fiori parlanti

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31 marzo 2014


#18


Questa volta non voglio parlare di nulla se non lasciare spazio a fotografie che ho scattato nella Mission di San Juan Capistrano dove una luce intensa con i colori saturi ha favorito la ripresa di immagini di fiori.

Alcune mi sono piaciute particolarmente per cui ho voluto mostrarle aggiungendo solo i titoli.

Un modo colorato per terminare questo capitolo.

  
1 Ditelo coi Fiori

 

2 Gridatelo Ovunque



3 Bellezze a Bagno




4 Fratelli di Ramo



 

5 Graffi di Sole




6 Striature di Colore




 
7 Venere



8 Le Sorelle




Fine.    

La Mission di San Juan Capistrano – 2


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17 marzo 2014
 
#17

Su una c'è stampigliata la data del 1796 e mi impressiona il fatto che, seppure parzialmente rotta e inutilizzabile, sia ancora lì come testimonianza di un passato talvolta brutale, come le ferite di un terremoto sanno essere.

Il mio pensiero corre rapidamente a casa nostra, agli eventi sismici italiani e poi si allarga a tutti coloro che hanno subito perdite causate dalla forza della natura.

Poco oltre c'è un'altra campana, solitaria: è la campana de "El Camino Real".


Brevissimamente ho scritto cosa fosse, ma non ho raccontato che lungo questo percorso ci sono campane che lo segnalano.

Alla fine del 1800 non esistevano ancora le strade a grande scorrimento così, data la mancanza di segnaletica standardizzata, si decise di collocare svariate campane come fossero pietre miliari e furono montate su un palo uniformato con la forma da "bastone da passeggio francescano".

Nell'arco degli anni successivi alcune campane scomparvero per furti o smarrimenti ma, nel 1960, iniziò un lavoro di restauro di questa via con l'installazione di più di 500 campane.

Attualmente, un po' come è successo per la Route 66, anche i circa 1000 chilometri de "El Camino Real" sono stati in buona parte conglobati in alcune grandi strade come la Interstate n° 5 o la mitica U.S. 101.

La nostra passeggiata all'interno della Mission continua, percorriamo un porticato e davanti a me vedo una donna sola vestita con un abito bianco.

Il vestito è elegante ma ha un taglio sartoriale antico, forse da fine ‘800 o ancora precedente.

Vorrei scattarle una foto mentre avanza verso di me con passo lento, ma mi sembra di essere un po' troppo invadente e lascio stare.

Non riesco a capire se si tratta di una persona lì per caso o se sia una comparsa pagata per ricostruire meglio l'ambiente dell'epoca.

Anche il cappello, l'acconciatura e la borsetta sono di altri tempi.

Con una mano sostiene un ombrellino bianco, da sole, sfrangiato; è una situazione strana, incrociamo lo sguardo, poi mi sfila di fianco, ma ormai sono incuriosito per cui aspetto qualche istante e, dopo avere rapidamente approntato la fotocamera, mi volto e scatto una foto al volo.


E' un'immagine che mi piace molto ancora adesso perché, a parte qualche dettaglio, testimonia un passato scomparso.


Terminiamo la visita entrando nella chiesa dedicata a Junipero Serra dove stanno celebrando un Battesimo.


Ci fermiamo con discrezione sul fondo in un momento di riflessione e preghiera, ancora qualche istante e poi usciamo, prima dalla Chiesa e poi dalla Missione.

A lato della strada trafficata vedo l'insegna di un negozio che raffigura le rondini.

Negli ultimi decenni questa località deve molta della sua fama a questi volatili e non solo per via della leggenda che ho raccontato, ma anche per il fatto che, proprio su questa base, Leon René, un musicista e compositore americano, nel 1940 scrisse una canzone intitolata "When The Swallows Come Back To Capistrano".

La canzone fu un successo grandioso, restò molte settimane nell'Hit Parade e nel tempo fu ripresa e cantata da molti artisti fra cui "The Inks Spots" (versione originale) e poi Xavier Cugat, Guy Lombardo, Pat Boone, Glenn Miller ed Elvis Presley.

Potete trovare qui una versione di Pat Boone. (Forse qualcuno lo ricorderà soprattutto come il cantante che portò al successo la canzone "Speedy Gonzales").

Su queste note un po' romantiche e malinconiche, come sono sempre i congedi, sappiamo di essere giunti alla fine del nostro viaggio che sicuramente non dimenticheremo.

Ci rimane da tornare alla macchina con cui in tutti questi giorni abbiamo percorso più di 3000 chilometri e puntiamo in direzione nord.

Più avanti ci fermiamo ancora per sgranchirci un po' le gambe e ammirare la spiaggia di Laguna Beach, una località in "The O.C." (Orange County) famosa per la sua spiaggia e per una serie di telefilm con lo stesso nome ambientati in questo luogo.



E' proprio una sosta rapida perché, anche se questa volta l'albergo è prenotato, dobbiamo raggiungere la gigantesca Los Angeles, attraversarla da sud a nord e tornare ad Hollywood dove ancora una volta passeggeremo lungo la "Walk Of Fame" in attesa del volo di rientro che partirà il giorno successivo.
Continua
 


La Mission di San Juan Capistrano - 1


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5 marzo 2014
 
#16



Se fuori dalla Missione la cittadina è una qualsiasi località della California abbastanza trafficata, all'interno delle sue mura troviamo un'atmosfera completamente diversa.

Passeggiamo per i cortili, entriamo in Chiesa e percorriamo i portici, ad ogni passo si respira un'aria antica, quasi le mura riescano a contenere e raccontarci tutte le vicissitudini viste e subite.

Attraversiamo un cortile, nel cui centro vediamo una fontana, non c'è uno zampillo vistoso che ti colpisce, ma vediamo delle ninfee che appoggiano le loro foglie sulla superficie dell'acqua.

Se le foglie, belle  da vedere, sono brune, verdi o screziate, i fiori poi sono veramente fantastici, bianchi rosa e rossi.

Mi colpiscono davvero e non perdo l'occasione per qualche scatto che mostrerò più avanti; so che la Missione è famosa anche per i suoi giardini.

La mia attenzione viene anche colpita da un cactus fiorito e penso che a casa mia faticano a sopravvivere persino i gerani, poi mi giro e vedo una pianta fiorita violacea che non conosco.

Non è nulla di speciale se non fosse che le ronza attorno un colibrì.

E' vero che ne ho visti alcuni il giorno prima allo Zoo di San Diego, ma questo non è protetto da una voliera, è libero di andare dove vuole.

Non ero riuscito a fotografarli allo zoo per via della vegetazione, dei loro rapidi movimenti e della rete che li proteggeva e ne impediva la fuga, ma ora ci riprovo qui.

Non è per niente facile: il colibrì vola a scatti, si immobilizza un secondo o due, succhia il nettare, poi quando lo zoom ed il fuoco della macchina fotografica sono pronti per lo scatto, lui prende e se ne va, cambia fiore e mi pianta in asso.

Diventa una questione "personale" tra lui e me: non sono proprio un pivello a scattare foto, possibile che non riesca a zoomare un po' e riprenderlo in modo che non appaia solo un puntino in mezzo al fotogramma?

Dopo qualche minuto e alcuni tentativi riesco nel mio intento, il corpo è fermo a mezz'aria e le ali sono parzialmente mosse.



Non potrebbe essere diversamente considerato che il colibrì batte le ali alcune decine di volte al secondo e comunque la foto, seppur statica, esprime perfettamente la sua rapidità di movimento.

Camminiamo ancora e raggiungiamo la stanza dove è custodito il proclama autografo  di Abramo Lincoln con cui restituì la Missione alla Chiesa cattolica.

Il documento è conservato in una bacheca speciale ed è emozionante vederlo lì in originale datato 1865.


Riprendiamo il percorso e raggiungiamo le campane che facevano parte della chiesa originale quasi interamente crollata con il terremoto del 1812.


Continua.




San Juan Capistrano e la leggenda delle rondini


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8 febbraio 2014

#15

Terminati i 2 giorni disponibili a San Diego dobbiamo rientrare a Los Angeles ma, visto che siamo sulla strada, decidiamo per un ultimo colpo di coda in senso turistico.

Abbiamo qualche ora disponibile e così stabiliamo una sosta a San Juan Capistrano.

Il motto della città è "Preserving the Past to Enhance the Future" (conservare il passato per migliorare il futuro).

Penso che la frase contenga un'eccellente filosofia in generale e in quel luogo ha un significato particolare, controverso e proprio.

La nascita della località è legata alla storia delle Missions californiane.

Nella seconda metà del 1700 non esistevano ancora gli Stati Uniti e tutto il territorio della California, alta e bassa,  era dominato dagli Spagnoli.

Quando  Re Carlo III di Spagna si rese conto che gli Inglesi ed i Russi erano interessati a queste terre, in buona parte ancora inesplorate e abitate dai nativi locali, decise di precederli e incaricò alcuni frati, provenienti dall'attuale Messico, di fondare delle Missioni con lo scopo di controllare il territorio, di evangelizzare i nativi e trasformarli in cittadini spagnoli.

Talvolta in modo anche traumatico, nell'odierna California furono così costituite 21 Missioni lungo un percorso denominato "El Camino Real".

Con questi obiettivi Padre Junipero Serra, francescano di Maiorca, fondò nel 1776 la Missione intitolata a San Juan Capistrano.



Il nome deriva da Giovanni da Capestrano, giurista italiano e poi frate francescano; un prete evangelizzatore poi santificato, nato a Capestrano (provincia dell'Aquila) e vissuto attorno al 1400.

La vita, non sempre facile sia dentro che fuori la Missione, proseguì fino al 1812 quando un terremoto danneggiò gravemente la chiesa con le sue cupole.

Intanto già da due anni imperversava la guerra tra Spagna e Messico per l'indipendenza di quest'ultimo che, al termine, venne riconosciuta nel 1821.

Durante il periodo messicano il governo frazionò e vendette la Missione fin quando gli Stati Uniti vinsero la guerra contro il Messico e acquisirono l'alta California che divenne stato degli U.S.A. nel 1850.

La popolazione residente però era scontenta del fatto che le Missioni, in generale, fossero state trasformate in fattorie, negozi, bar e pensioni.

Si formò così un movimento di opinione costituito da parrocchiani, gente comune, filantropi, estimatori di bellezze storiche ed artistiche che domandò la restituzione dei terreni e degli edifici alla Chiesa Cattolica.

Nel 1865 Abramo Lincoln firmò un proclama con il quale esaudì la richiesta.

Da allora San Juan Capistrano è stata solo parzialmente ricostruita e le sue mura sono ancora lì a raccontare la loro complessa e difficile storia.



Proprio queste rovine hanno dato origine ad una leggenda curiosa e romantica.


Si racconta che nei primi anni del'900, Padre John O'Sullivan, Pastore della Missione San Juan Capistrano, un giorno vide un negoziante che, con un manico di scopa, stava abbattendo i nidi di rondine costruiti col fango situati sotto la grondaia del suo negozio.

Il Padre gli chiese cosa stesse facendo e il commerciante rispose che stava cacciando gli uccelli perché sporcavano e allontanavano i clienti.

Le rondini intanto volavano avanti e indietro per cercare di difendere inutilmente il loro nido.

"Ma dove andranno?" chiese il prete, "Non lo so, ma non qui perché stanno distruggendo la mia proprietà" rispose il negoziante.

Rivolgendosi ai volatili padre John disse: "Venite rondini, vi darò io il riparo. Alla Missione c'è spazio a sufficienza per tutti."

La mattina dopo vide le rondini occupate a costruire il nido all'interno della Missione fuori dalla chiesa dedicata a padre Junipero Serra.

Da allora la tradizione vuole che le rondini migrino per l'Argentina il 23 ottobre, giorno della morte di Capestrano e ritornino il 19 marzo per San Giuseppe, giorno della nascita di padre O' Sullivan.

Di certo c'è che le rondini sono gli abitanti più famosi di Capistrano e sono tanto famose quanto protette, al punto che, attualmente, la città è per legge un santuario degli uccelli.

Continua