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venerdì 4 marzo 2016

Il primo contatto con Las Vegas



# 24

Prima di tornare al racconto devo dire che questa esperienza risale al 2009, quindi è trascorso parecchio tempo e a Las Vegas il tempo corre molto veloce, al punto che può succedere che oggi costruiscano un albergo e dopo alcuni anni si decida di rifarlo per motivi vari: qualche carica di dinamite ben piazzata e boom.
Un’esplosione controllata, calcolata al millesimo di secondo e al grammo di esplosivo usato, spettacolare anch’essa al punto che non manca mai qualche televisione pronta a riprendere e trasmettere l’evento; poi l’edificio viene fatto implodere, le macerie sgomberate e di lì a poco un’altra costruzione lo rimpiazzerà, anche questo in fondo è show business.
Queste cose non sono fantasie, ma è quello che succede in una città particolarmente dinamica come questa, per cui ciò che scriverò riguarderà la mia esperienza personale avvenuta in quel periodo, una specie di fotografia scattata in quella data, raccontata anche con le parole, che forse in futuro diventerà una fra le tante testimonianze storiche.
Lasciamo l’autostrada e ci buttiamo nel traffico cittadino.
Forse sarà a causa della stanchezza e del caldo torrido, del clima talmente secco che neppure ti fa sudare tanto ti asciuga ma, nonostante sia ancora giorno e quindi le famose luci della città non diano ancora spettacolo, vediamo costruzioni immense, alberghi esagerati.
Pur senza prenotazioni, ci sistemiamo in fretta, è quasi ora di cena, ma prima decidiamo di prenderci un momento di relax, anche se intanto i pensieri in testa su come organizzare i prossimi giorni in cui soggiorneremo qui si accavallano.
Poi usciamo, senza auto perchè di strada ne abbiamo già percorsa parecchia, una passeggiata dovrebbe rilassarci un po’.
Quasi non ci crediamo: siamo sulla Strip di Las Vegas, ma il calore smorza subito l’entusiasmo.
39 gradi sono tanti, confidiamo sul fatto che tra poco il sole tramonterà e questo, soprattutto in un clima desertico, dovrebbe abbattere la temperatura.
Qui siamo lontani dal clima oceanico di Los Angeles o Santa Monica e il calore potrebbe fiaccare la nostra resistenza e condizionare la scelta dei luoghi.
Mentre camminiamo vediamo un centro commerciale, ci sembra una buona idea entrare pensando che l’ambiente sarà condizionato e, se sufficientemente grande, potrebbe esserci un ristorante.
Abbastanza grande? Per qualche istante mi sono dimenticato che qui siamo nella culla dell’esagerazione e infatti, appena varcata la soglia, constatiamo che il luogo assomiglia più ad una cittadina.


Il Miracle Mile Shops ci accoglie con un muro di aria fresca e cominciamo a guardarci in giro: non esagero dicendo che ci saranno almeno 200 esercizi commerciali, ma non è solo un insieme di negozi affiancati, ci sono costruzioni a due piani che talvolta richiamano gli edifici coloniali messicani o del sud della California, colori sgargianti e illuminazione abbondante, colorata e ben curata.
Poi, mentre camminiamo, guardiamo in alto e vediamo qualche nuvoletta in cielo, però poco fa fuori era tutto sereno e anche più chiaro….
Ci vuole qualche istante per capire che il cielo che vediamo è artefatto e ce lo conferma il fatto che le presunte nuvole cambiano distanza mentre camminiamo.
Non comprendiamo bene se si tratta di un drappo appeso dipinto, di una proiezione di luci o entrambe le cose simultaneamente.
Poco più avanti vediamo la ricostruzione del fianco di una nave mercantile situata dietro ad alcuni negozi, poi una fontana e successivamente una pozza d’acqua nel cui fondo si vedono migliaia di monetine.



Luci variabili nascoste tra i finti scogli che la recingono, creano riflessi e giochi di colori sulla superficie dell’acqua e mentre guardiamo il laghetto sentiamo il ticchettio della pioggia sull’acqua.
Guardiamo “il cielo” che intanto si è fatto più scuro e capiamo che un impianto di pioggia artificiale, che peraltro non riusciamo a distinguere, fa cadere piccole gocce d’acqua nel laghetto mentre dalla sua superficie s’innalza un piccolo strato di nebbia generato artificialmente.







Qui dentro si potrebbero trascorrere delle mezze giornate alla volta, anche solo per curiosare nei negozi, ma noi siamo entrati alla ricerca di un locale per mangiare e, quando lo vediamo, decidiamo di entrare.
E’ un ristorante hawaiano; uova, carne, pollo, insalate, panini, patatine, pesce, verdura, formaggi, frutta, gelati, frappè, c’è tutto quanto serve, persino il caffè, anche se non il nostro espresso, ma quello americano, molto lungo, comunque buono se lo si accetta come “bevanda” servita nelle walky cup in quantità familiare. (Avete presente i caffè di Leroy Jethro Gibbs e Abby Sciuto, personaggi della serie di telefilm NCIS? Ecco, quello!)
Seduti al tavolo del ristorante qui nel Miracle Mile Shops di Las Vegas, durante la cena, è un buon momento per fare il punto della situazione: fino a questa mattina eravamo a Hollywood e ora eccoci qui a progettare nuovi percorsi.
Sono troppe le cose che vorremmo vedere in questi giorni, ma decidiamo che Las Vegas sarà il luogo dal quale ci sposteremo a raggiera, sarà la nostra base e, considerata la temperatura e il fatto che la città è particolarmente spettacolare di sera, durante il giorno visiteremo nuove mete.
Siamo soddisfatti, continuiamo la visita del centro e, poco prima di uscire, vediamo l’ingresso del casinò.
Macchinette di tutti i tipi coloratissime ed ammiccanti che ti invitano a sederti per tentare la fortuna.
Può essere un’esperienza anche questa, ma non ora, dobbiamo fare qualche cosa di più importante e necessario: andare a dormire :-)






martedì 16 febbraio 2016

Las Vegas - Valutazioni



# 23

Nel post precedente ho raccontato brevemente la storia di Las Vegas, ora invece desidero esporre delle valutazioni oggettive, ma anche di carattere personale, maturate durante e dopo il mio soggiorno.
Eccoci finalmente a Las Vegas; finalmente perché il viaggio da Hollywood a qui non è stato brevissimo, (450 chilometri) finalmente perché l’attraversamento del deserto del Mojave, pur compiuto in autostrada, è stata un’esperienza nuova che ci aveva un po’ impressionati e finalmente perché questa città è uno dei luoghi che avremmo gradito visitare durante questa vacanza californiana.
Beh, in realtà, geograficamente parlando, Las Vegas si trova in Nevada e questa cosa mi fa già sorridere pensando che il Nevada deve il suo nome alla Sierra Nevada (la catena montuosa solitamente innevata situata nel nord-ovest di questo Stato), mentre qui ci troviamo nel bel mezzo di un torrido deserto.
Un apparente controsenso ulteriormente evidenziato dal fatto che Las Vegas è traducibile con “I Prati o terreno fertile coltivabile” eppure, proprio come in una piccola oasi, qui esistevano dei prati e del verde in generale, tenuti in vita dalle acque di falda che affioravano in questa zona.
Certo che quello che appare agli occhi di noi turisti che stiamo giungendo qui per la prima volta, non ha nulla a che vedere con i prati.
Chi dice che Las Vegas si ama o si odia, ma non lascia indifferenti, ha ragione.
A prima vista tutto sembra estremo, assurdo, eccessivo, contraddittorio, strano, inusuale, talvolta anche kitsch; però se cose che potessero sembrare di cattivo gusto, come per esempio un’accozzaglia di stili architettonici non originali che convivono, sono copiati, estremizzati, curati nei minimi particolari senza badare al risparmio, ma puntano alla spettacolarità e alla bellezza di ciò che il visitatore vede, allora persino il kitsch diventa un pregio, o comunque la caratterizzazione di qualcosa e in questo caso si rivela una fra le molte peculiarità della città stessa.
Esemplificando, se io fossi in grado di scolpire la Pietà di Michelangelo uguale in tutto e per tutto all’originale, certamente non avrebbe il valore artistico dell’opera esposta in Vaticano, tuttavia, in mostra a dovere, farebbe sicuramente una bella figura.
Secondo me Las Vegas è un po’ questo, i detrattori la accusano di non avere talenti originali e gli estimatori sostengono che proprio l’insieme di una miriade di situazioni di questo tipo determinano la caratteristica e l’originalità del luogo stesso, senza contare la spettacolarità indiscutibile dell’illuminazione, delle scenografie, delle attrazioni o delle sale da gioco.
Personalmente io appartengo alla categoria degli estimatori, sicuramente più numerosa, diversamente non si spiegherebbero le decine di milioni di turisti all’anno che l’affollano.
Talvolta chi non l’apprezza, lo fa per motivi culturali (ad esempio pensando in senso dispregiativo: ”E’ la classica americanata”) o per motivi pseudo-perbenistici o religiosi (è difficile cancellare del tutto la vecchia immagine di “Città del Peccato”) eppure tutti siamo convinti che negli ultimi decenni la nostra Società è molto cambiata: usi, costumi e comportamenti umani hanno subìto trasformazioni profonde, arrivando a tollerare o normalizzare cose che pochi decenni fa erano tabù.
Meglio o peggio? Non voglio giudicare, ma mi limito ad osservare la realtà.
Pensate ad esempio alle sexy commediole cinematografiche che si vedevano in Italia negli anni ’70, o al linguaggio pulito, senza alcuna parolaccia, che era usato in televisione.
Allora, in TV quei filmetti non potevano essere trasmessi perchè la censura li bloccava, ma oggi non è più così e nessuno si scandalizza; al limite vanno in onda in fascia oraria protetta.
Al cinema c’è di tutto, in televisione si dice qualsiasi cosa con linguaggio anche molto colorito e su internet ancora di più.
Las Vegas, negli anni, ha mantenuto il suo modo di essere, addirittura ha cercato di ripulire un po’ la propria immagine.
Probabilmente decenni fa era troppo in anticipo rispetto a quei tempi e forse anche questo è fra i motivi del suo successo: ad uno sviluppo sociale e di costume, non proprio ineccepibili, è seguita una normalizzazione avvenuta con l’evoluzione della società e con la mediazione della propria identità.
Sono convinto che, nonostante eventuali e più o meno giustificati biasimi, Las Vegas abbia il merito di non avere peccato di ipocrisia.