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mercoledì 3 settembre 2014

I Castelli. Linderhof



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2 febbraio 2013

#10 di 16

Terminato il breve spuntino, abbiamo a disposizione alcune ore di sole del pomeriggio prima che il buio sopraggiunga e si faccia ritorno a Garmisch.


Per questa ragione decidiamo di vedere qualcosa nelle vicinanze del castello di Neuschwanstein.

Siamo in auto, dietro di noi ci sono Füssen, Schwangau e il Forggensee (lago di Forggen) e stiamo percorrendo quel tratto della Bundesstrasse  (Strada statale) 17 verso nord-est identificato anche come RomantischeStrasse.

Un po' ci spiace pensare che ne percorreremo solo pochissimi chilometri rispetto agli oltre 350 che la costituiscono, ma sappiamo che i castelli reali di Hohenschwangau e di Neuschwanstein, appena visti,  la rappresentano in modo più che soddisfacente.

Ci si guarda attorno constatando che il colore verde del suo paesaggio circostante è simultaneamente rilassante ed entusiasmante.



Poco oltre un cartello stradale ci indica il Santuario di Wies e decidiamo di raggiungerlo visto che si trova all'incirca sul nostro percorso.


Qualche chilometro nella campagna verde e poi lasciamo l'auto in un parcheggio vicinissimo alla Chiesa che ha un aspetto accurato.

Gli interni, purtroppo vietati da fotografare, sono anche fastosi, a conferma del fatto che fu edificata in stile Rococò.

Ancora una volta notiamo che l'ambiente naturale e le costruzioni umane qui hanno un qualcosa che sa di fiaba o forse siamo noi stessi che ormai ci siamo ben immedesimati in questo territorio e in questa atmosfera sottolineata dalla Romantische Strasse.

Proseguiamo in direzione Garmisch  e in prossimità di Ettal, sede di una famosa Abbazia, troviamo le indicazioni per Linderhof.

Una volta arrivati, a differenza dei due castelli precedenti, dall'esterno non si vede nulla.

Prima della costruzione del castello di Linderhof il territorio apparteneva proprio alla vicina abbazia di Ettal poi, nell'Ottocento, Massimiliano II lo convertì realizzando un padiglione di caccia.

Suo figlio, Ludwig II, acquistò il terreno circostante con lo scopo di trasformarlo nel suo rifugio, anche se di lusso e prese spunto dal Petit Trianon di Versailles.


Fra le cose che caratterizzano Linderhof ci sono la Grotta di Venere, un ambiente artificiale ispirato alla Grotta Azzurra di Capri con tanto di stalattiti artificiali e un minuscolo laghetto sul quale galleggiava una piccola imbarcazione a forma di conchiglia dentro la quale il Re trascorreva molte ore in solitudine e in meditazione.


In questo periodo della sua vita Ludwig si era appesantito.

A causa della golosità per i dolci, la paura dei dottori e dei dentisti, perse i denti e tutto ciò minò la propria immagine e l'autostima.

Anche per questo motivo la sala da pranzo fu costruita con un tavolo "che si apparecchia da sé" su cui, per mezzo di un montacarichi costruito allo scopo, il cibo veniva trasportato dal piano sottostante direttamente sulla tavola in modo che il Sovrano non fosse disturbato dai camerieri mentre mangiava.

Da un punto di vista architettonico il Castello di Linderhof fu costruito in stile Rococò, molto di moda in quell'epoca e particolarmente apprezzato da Ludwig.

Anche gli ambienti esterni sono lussuosi e raffinati, in particolare la fontana alta 25 metri con il suo bacino, i giardini costruiti con forme geometriche e le cascate a gradini poste dietro la costruzione principale.



Continua

 

martedì 2 settembre 2014

Marienbrücke



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20 novembre 2012

#08 di 16

Dal castello di Neuschwanstein il sentiero si biforca e prima di scendere verso i parcheggi scegliamo di raggiungere il Marienbrücke.

Un quarto d'ora di strada a piedi nei boschi e poi si raggiunge la meta.

Il Marienbrücke è un ponte dedicato a Maria di Prussia, madre di Ludwig II.

Costruito attorno alla metà del 1800 per volontà di Massimiliano II, in origine era in legno, ma successivamente fu rifatto in ferro.

Il ponte ha un'unica arcata con uno strapiombo massimo maggiore di 90 metri e scavalca la cascata del torrente Pöllat alta 45 metri.

E' facile capire quando si arriva nelle sue vicinanze perché, nonostante gli speroni di roccia ai suoi estremi coprano ancora la visuale, si assembra una quantità consistente di turisti quasi in fila per salirci e attraversarlo.

Alcuni rinunciano, non perché impossibilitati dalle troppe presenze, ma per il fatto che il grigliato metallico che forma i parapetti permette una visuale fin quasi ai piedi e così ti assalgono facilmente le vertigini, dovute sia all'altezza che allo spazio aperto nella visuale laterale.

Come se non bastasse il continuo andirivieni della gente causa qualche leggero movimento del ponte che contribuisce a immaginarlo come instabile e insicuro.

Tuttavia per una persona che si limita ad affacciarsi restando ai bordi, almeno altri dieci ci salgono indipendentemente dalle vertigini.

Lo spettacolo è unico nel suo genere e, vista la giornata particolarmente tersa, riusciamo a scorgere particolari per noi inediti che nelle volte precedenti non eravamo riusciti a cogliere.



E' la conferma che abbiamo fatto bene privilegiare questa gita.
 

Il sole sembra posto dov'è da un direttore della fotografia perché, oltre ad illuminare il castello di Neuschwanstein, ne pone in risalto tutti i particolari restituendo davvero l'immagine di un castello delle fiabe.
 




Lentamente ci spostiamo in mezzo al ponte, poniamo le mani sul parapetto per limitare le vertigini e guardiamo sotto. 


Il fondo valle, in cui scorre il torrente Pöllat con la sua cascata, si trova a quasi un centinaio di metri sotto.


Anche se la fotografia non può provocare la sensazione di vertigine, si intuisce la situazione semplicemente osservando le dimensioni, il bordo del parapetto e dove si trova l'ombra del ponte proiettata dal sole nel bosco sottostante.

L'occhio poi torna al castello che, costruito in pietra chiara, risalta fra il verde degli alberi, dei prati in pianura e contrasta con l'azzurro del cielo e del lago Forggen.

In lontananza scorgo la cittadina di Schwangau a ridosso del Forggensee, punto la macchina fotografica, "zoomo" e lo scatto è appagante.




Faccio la stessa cosa con il Santuario di S. Coloman, vorrei stare qui delle ore a fotografare e a gustarmi tutti i particolari che si vedono, ma il tempo a disposizione non è infinito per cui, senza rinunciare a qualche foto del ponte, ci incamminiamo verso la discesa.


Sono già passate le 14 e non abbiamo ancora pranzato.

In realtà, vista la colazione "faraonica" del mattino, non sarebbe neppure necessario, però una piccola pausa è indispensabile per cui decidiamo di tornare al parcheggio e mangiare qualcosa prima di riprendere l'auto.

La giornata è ancora lunga.

Continua.