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venerdì 5 settembre 2014

Il piacere di scrivere



Inizio

4 settembre 2013

# 2 di 2


Il tempo passò e negli anni '80 avvenne la vera rivoluzione: vennero commercializzati i primi PC per uso comune.

Ricordo che in tempi diversi acquistai il Sinclair Spectrum e il Commodore 64, due pietre miliari nella diffusione dei Personal Computer.

Nati sostanzialmente come strumenti di calcolo e gioco elettronico, avevano la possibilità di trasferire dati verso un supporto magnetico a cassetta per mezzo di una tastiera "qwerty" proprio come una macchina per scrivere.

Lo scopo principale della tastiera era quello di inserire comandi in linguaggio BASIC (uno tra i principali linguaggi di programmazione delle macchine calcolatrici di quel periodo) per fare "girare" i programmi di calcolo, ma comunque permetteva l'inserimento di brevi quantità di testo scritto, tipicamente ad uso esplicativo.

Eravamo finalmente alla vigilia della videoscrittura che esisteva già da tempo, ma era confinata ad ambienti specifici, in forma ancora un po' sperimentale e quindi poco standardizzata.

Ci avviciniamo ai giorni nostri.

Arrivano gli anni '90: la tecnologia hardware e software sono ormai mature per usare la videoscrittura tramite PC.

La possibilità di salvataggio di un documento in un ambiente esterno (all'inizio il Floppy Disk), il suo successivo richiamo e le eventuali modifiche rendono il processo di scrittura qualcosa di molto agile e proficuo.

Apro un piccolo inciso curioso: alcuni si saranno chiesti perché attualmente il disco principale di un PC è denominato "C".

La ragione è che vennero dapprima inventati i Floppy Disk, dischi flessibili, alla cui unità veniva assegnata la lettera "A"; se il computer disponeva di 2 unità floppy, la seconda era denominata "B".

Poi vennero introdotti gli Hard Disk e fu attribuita loro la lettera "C".


Intanto qualcuno inventa il "copia&incolla", strumento favoloso per la trasposizione di una quantità indefinita di testo (se esistesse, meriterebbe un premio Nobel per la semplificazione della scrittura) e negli uffici la videoscrittura incomincia a sostituire le macchine da scrivere.

Personalmente durante quel periodo constato anche in ambito lavorativo che la produzione di documenti è più veloce, puoi cancellare e riscrivere elettronicamente tutte le volte che vuoi senza fatica salvando il lavoro quando lo ritieni opportuno.

Puoi prendere appunti o scriverti dei promemoria molto velocemente.
I documenti possono essere archiviati elettronicamente e si possono produrre originali in quantità illimitata senza l'uso della carta carbone.

Questo dipende anche dal perfezionamento di stampanti che negli anni diventano sempre più pratiche, economiche e funzionali.

Nel tempo passano da una tecnologia di scrittura che usa costosissima carta termica (ad esempio col PC Sinclair Spectrum), poi ad aghi ed infine a getto d'inchiostro e laser.

La scrittura ormai non è più un impegno fisico, resta solo il lavoro mentale che può essere persino gratificante.

Avendo più tempo disponibile e nessun limite di editazione dei documenti, diventa piacevole spenderne un po' per migliorare la qualità degli scritti e la loro comprensione.


Tutti sogniamo di essere un po' giornalisti, scrittori o editori; con la tecnica della videoscrittura, ad esempio, possiamo parlare di noi stessi ed esprimere facilmente le nostre emozioni, il vissuto, le idee o le passioni.

Certo, ciò che scriviamo è un diario privato, redatto come si faceva fino a pochi anni prima con la penna, ma ora è in formato elettronico, quindi spesso più dettagliato e ricco di contenuti, utile per la memoria di noi stessi.

Manca ancora un ultimo tassello: rendere pubblico ciò che vorremmo condividere.

Nella seconda metà degli anni '90 in Italia arriva Internet, è una nuova rivoluzione.

Dà la possibilità di leggere istantaneamente documenti prodotti da chiunque in qualsiasi parte del mondo dove sia accessibile una connessione per computer.

La necessità di scrivere, di comunicare o leggere non è più solo qualcosa di personale; il piacere della condivisione, dello scambio di idee e del confronto fanno nascere i Social Network.

Vengono realizzati siti Internet, che tipicamente vivono con la pubblicità, dove chi si iscrive, di solito gratuitamente, ha dello spazio sulla Rete per poter pubblicare ciò che preferisce.

Nascono anche i primi Blog, termine che deriva da Web-Log, (espressione riconducibile al giornale di bordo nautico, Logbook, però scritto in rete), da qui la traduzione di "Diario in Rete".

Anch'io, come molti, subisco il fascino di questa tecnologia.

Ricordo che mi iscrissi a questo sito proprio per la possibilità di leggere qualche documento di natura scolastica o istruttiva in generale, poi scoprii la possibilità di pubblicare foto (una mia grande passione) o di scrivere riguardo esperienze personali ed altro.

I documenti prodotti, ora sono multimediali: possono contenere testi, foto, filmati e in più sono anche ipertestuali.

Quest'ultima è una caratteristica importante perché, per mezzo di opportuni rimandi, (chiamati collegamenti ipertestuali o Hyperlink, abbreviato in Link) il documento può essere letto non solo in modo sequenziale, ma ad esempio è possibile approfondire o meno, in qualsiasi momento, qualche sua parte cliccando su "parole chiave" che rinviano a media esterni, oppure ad altri documenti in generale, proprio come fanno i riferimenti della bibliografia che si trova nelle ultime pagine dei libri.

L'uso di questo strumento è di una potenza inaudita.

A titolo esemplificativo invitandovi a cliccare sulle prossime parole in grassetto posso indirizzarvi verso l'apertura di un mio post su l'Oktoberfest (oltretutto di prossima apertura) piuttosto che sul portale della Nasa senza interrompere la lettura che state facendo!

Un'invenzione fantastica.

Ancora per esempio: se nel prossimo diario deciderò di parlare di un altro argomento che non riguarda la Scozia, ma ad esempio la California, lo potrò fare tranquillamente proprio perché, grazie ai collegamenti ipertestuali, potrò legare in modo omogeneo tutti gli argomenti, affinché chi legge non si accorga del salto temporale che intercorre tra l'esposizione di un argomento e l'altro.

Ormai siamo abituati a queste cose, ma se riflettiamo bene, soprattutto alla luce di quanto ho scritto all'inizio del post precedente, (ecco un altro esempio d'uso di un ipertesto) la scrittura si è evoluta in qualcosa che ha il sapore della fantascienza.

Personalmente sono entusiasta di queste sue nuove caratteristiche: la scrittura ha perso gli aspetti più lunghi, noiosi e difficoltosi, ma ha acquisito velocità, un maggiore potere comunicativo, un valore ed una possibilità di diffusione che l'Umanità non ha mai sperimentato finora da quando è stata inventata ed è piacevole poter condividere tutto questo.

Scrittura nemica-amica



16 agosto 2013

# 1 di 2

Questa volta desidero parlare un po' di me, del mio rapporto con la scrittura e del fatto che ogni tanto scrivo qualche post.


Parto da lontano, mi ricordo perfettamente quando andavo a scuola e frequentavo le medie.

Le cose che mi piacevano meno erano lo scrivere e le "ricerche".

Non dipendeva solo dal fatto di essere sempre stato incline verso i numeri e le scienze esatte, ma soprattutto dalla difficoltà di reperire il materiale da elaborare, di assimilarlo e scrivere a modo mio quanto avevo capito in una forma che, forse non proprio elegante, almeno permettesse di comprendere all'interlocutore (il Prof.) il significato di ciò che avevo scritto.

Come se non bastasse, la calligrafia, pessima, non mi dava certo una mano ma almeno riuscivo a leggermi, cosa per alcuni non così scontata :-)

Se eri abbastanza fortunato avevi in casa un'enciclopedia che, negli anni '60, non erano redatte in ordine alfabetico, ma tematico o addirittura casuale e in più erano anche molto costose; qualcuno forse ricorderà "Conoscere" o " Vita Meravigliosa".

Il numero degli argomenti trattati non era così grande e la maggior parte delle volte si rivelavano essere quasi inutili.

E' chiaro che l'aiuto di una persona adulta, quantomeno come fonte diretta di informazione, era praticamente indispensabile.

Nonostante tutto questo le "ricerche" erano una buona palestra per la cultura generale, per l'apprendimento e per l'esposizione scritta e orale.

Alle superiori (inizio anni'70) mi venne in aiuto la possibilità di frequentare le biblioteche dove la lettura in loco dei libri disponibili, solo in qualche caso asportabili, permetteva un approfondimento ben più consistente delle materie.

Alla fine del volume si trovavano le pagine della bibliografia, rimandi che indirizzavano alla consultazione di  altre opere.

Succedeva così che sul tavolo si formassero pigne di volumi con i segnalibri inseriti per non perdere il riferimento che serviva.

Il metodo era comunque complesso perché, non disponendo della possibilità di fare fotocopie, era necessario trascrivere o riassumere gli argomenti d'interesse e la stesura dell'elaborato veniva fatta rigorosamente a mano.

Dapprima si preparava una brutta copia, cioè un insieme di fogli sui quali si scriveva, cancellava con delle righe, riscriveva, si spostava l'ordine delle frasi con la conseguente punteggiatura, in modo da arrivare ad una stesura definitiva, sempre a mano, perfetta e senza correzioni.

Naturalmente questi metodi valevano per tutti, dai grandi scrittori o scienziati del passato fino agli studenti come me in quel periodo.

Per essere più precisi, a quell'epoca esistevano già da molto tempo le macchine per scrivere, ma di solito il loro acquisto ed uso erano relegati ai professionisti della scrittura come giornalisti (Indro Montanelli non si separò mai dalla sua "Olivetti Lettera 22") e scrittori anche se, negli anni '70, la loro diffusione incominciava ad avere una discreta consistenza anche fra gli studenti.

Acquistai anch'io una "Olivetti Lettera 32" per preparare la tesina delle medie superiori e il vantaggio, rispetto alla stesura a mano, era evidente: scrittura omogenea, sicuramente comprensibile, possibilità di piccole correzioni di battitura o di punteggiatura usando il bianchetto; naturalmente se si modificava una frase bisognava riscrivere il foglio daccapo.

Nel 1974, avevo appena compiuto 19 anni, vennero l'esame di maturità ed il Diploma.

A quel punto pensai che l'esposizione scritta non mi avrebbe mai più interessato, sia come professione che, tantomeno, come hobby.

Pochi mesi dopo fui chiamato a svolgere il servizio militare, che in quel periodo era obbligatorio e durava 14 mesi, entrai  come Aviere nell'Aeronautica.

Trascorsi un paio di mesi al Centro Addestramento Reclute di Sora nel Lazio e poi venni spedito all'Aeroporto di Padova dove lavoravo in una segreteria.

Tra le mansioni da svolgere c'erano i preparativi di documenti o la stesura di bozze di lettere per cui la scrittura, appena uscita, era già rientrata fra le mie attività.

Di tanto in tanto ero addetto ai servizi vari e montavo di guardia armata per 24 ore due o tre volte la settimana.

Il tempo libero quindi non era molto, tuttavia capitava di uscire a cena con i commilitoni o girare per Padova che, come adesso, era una bella città monumentale, culturalmente attiva e molto accogliente.

Quando non uscivo mi rifugiavo dentro una piccola biblioteca situata all'interno della caserma.

Passavo del tempo a leggere libri su argomenti che mi interessavano come fotografia, elettronica, fisica, astronomia e, disponendo di tanto in tanto di una macchina per scrivere, prendevo appunti che poi trascrivevo in una forma più elegante per hobby.

Mi accorsi che la scrittura, fatta in quel modo spontaneamente e senza vincoli, non era più quella disciplina pesante che avevo conosciuto ma, almeno in parte e per merito della macchina per scrivere, era diventata un mezzo che contribuiva a riempire un "vuoto culturale e lavorativo" causato dall'obbligo di dover sacrificare 14 mesi della mia vita di ventenne.

Continua.